	{"id":878,"date":"2024-02-23T17:13:17","date_gmt":"2024-02-23T17:13:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.amicideicani.it\/?p=878"},"modified":"2024-02-24T12:47:48","modified_gmt":"2024-02-24T12:47:48","slug":"teorie-alternative-sullorigine-del-cane-domestico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.amicideicani.it\/?p=878","title":{"rendered":"Teorie alternative sull&#8217;origine del cane domestico"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-1 wp-block-paragraph\">Rimangono per\u00f2 ancora dubbi sull\u2019origine precisa del cane domestico. <strong>Secondo alcuni studiosi, nonostante che il DNA dei cani corrisponda per oltre il 99% a quello dei lupi, si tratterebbe in realt\u00e0 di due specie separate<\/strong>. A parere di questi studiosi, il cane attuale non sarebbe quindi il risultato dell\u2019addomesticamento, il che spiegherebbe perch\u00e9 non sono nate specie addomesticate derivanti da altri canidi come lo sciacallo, la volpe o il coyote, oppure perch\u00e9 alcune caratteristiche fisiche dei cani (ad esempio la coda a falce o le orecchie pendenti di alcune razze) non si sono mai riscontrate in alcuna specie di lupo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-2 wp-block-paragraph\">A questo proposito, <strong>un interessantissimo esperimento fu avviato negli anni Cinquanta del Novecento dallo scienziato russo <\/strong><strong>Dmitry Belyaev <\/strong>(ritratto nella fig. precedente e in quella successiva). Belyaev utilizz\u00f2 le volpi argentate allevate in un centro della Siberia per tentarne un addomesticamento, attraverso la selezione e la riproduzione degli esemplari pi\u00f9 docili, che reagivano in maniera meno aggressiva o paurosa all\u2019avvicinamento di una persona.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"936\" src=\"https:\/\/www.amicideicani.it\/wp-content\/uploads\/DmitriBelyaevConVolpiAddomesticate1984.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-879\" srcset=\"https:\/\/www.amicideicani.it\/wp-content\/uploads\/DmitriBelyaevConVolpiAddomesticate1984.png 1024w, https:\/\/www.amicideicani.it\/wp-content\/uploads\/DmitriBelyaevConVolpiAddomesticate1984-300x274.png 300w, https:\/\/www.amicideicani.it\/wp-content\/uploads\/DmitriBelyaevConVolpiAddomesticate1984-768x702.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-3 wp-block-paragraph\">Nel giro di poche generazioni, si verificarono inattesi cambiamenti fisici in molte volpi risultato della selezione: le code cominciarono ad accorciarsi e arricciarsi, il mantello present\u00f2 colori differenti, alcune femmine cominciarono ad avere due periodi di calore l\u2019anno e non pi\u00f9 uno solo. Da un punto di vista comportamentale, molte delle volpi risultato di questi incroci selettivi ripetuti per diverse generazioni non solo accettarono il contatto con l\u2019uomo, ma in alcuni casi arrivavano a cercarlo, scodinzolando, piagnucolando, leccandone le mani e giocando con lui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4 wp-block-paragraph\">Alla fine del Novecento, a distanza di soli cinquant\u2019anni dall\u2019inizio dell\u2019esperimento, alcune volpi avevano sviluppato delle pellicce multicolori e pezzate, e in genere avevano teste pi\u00f9 larghe, musi pi\u00f9 corti, orecchie e code flosce che si arricciavano sulla schiena (v. fig. successiva). La conferma definitiva che qualcosa era incredibilmente e profondamente cambiato fu data dalla mappatura genomica: le volpi addomesticate di Belyaev avevano quaranta geni differenti rispetto alla volpe argentata selvatica dalla quale erano partiti gli esperimenti<a id=\"_ftnref1\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"681\" height=\"511\" src=\"https:\/\/www.amicideicani.it\/wp-content\/uploads\/VolpeAddomesticata.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-880\" srcset=\"https:\/\/www.amicideicani.it\/wp-content\/uploads\/VolpeAddomesticata.png 681w, https:\/\/www.amicideicani.it\/wp-content\/uploads\/VolpeAddomesticata-300x225.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 681px) 100vw, 681px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5 wp-block-paragraph\">L\u2019esperimento di Belyaev ha da una parte dimostrato che l\u2019addomesticamento produce in maniera rapida modifiche non solo comportamentali ma anche fisiche, ma nello stesso tempo ha confermato l\u2019unicit\u00e0 del caso del cane. Infatti, non tutti i cuccioli nati dalle volpi addomesticate replicarono le caratteristiche dei genitori: alcuni di essi anzi ripresentarono aspetti fisici e comportamentali delle volpi selvatiche e questo spiega perch\u00e9 dall\u2019esperimento di Belyaev non \u00e8 mai concretamente nata una razza specifica di volpe destinata alla convivenza con l\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-6 wp-block-paragraph\">In anni ancora pi\u00f9 recenti, <strong>i progressi della genetica hanno dato luogo a un\u2019altra teoria \u201calternativa\u201d sull\u2019origine del cane<\/strong>, in base alla quale l\u2019addomesticamento del cane sarebbe non tanto il prodotto della convivenza con l\u2019uomo, quanto della ridotta azione di cellule embrionali definite \u201ccellule della cresta neurale\u201d. Secondo questa teoria, selezionando per la riproduzione gli esemplari pi\u00f9 docili prima di lupi e poi dei canidi che ne derivavano, senza saperlo gli uomini selezionavano degli animali che presentavano dei lievi deficit nell\u2019azione delle cellule della cresta neurale. Queste cellule controllano lo sviluppo delle ghiandole surrenali, che sono a loro volta quelle che secernono i cosiddetti \u201cormoni dello stress\u201d, responsabili negli animali di reazioni come la lotta o la fuga. In pratica, selezionando gli esemplari pi\u00f9 docili per farli riprodurre, si sono man mano creati animali con cellule della cresta neurale meno attive il che ha provocato modifiche comportamentali derivanti dalla minore presenza di ormoni dello stress (docilit\u00e0, ricerca della compagnia umana, ecc.) e modifiche fisiche (musi corti, denti e cranio pi\u00f9 piccoli, mantelli pezzati, code arricciate, cicli di calore pi\u00f9 frequenti, ecc.).<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> Cfr. D. K. Belyaev, <em>Domestication of animals<\/em>, in <em>Science<\/em>, 1969, n. 5, pp. 47-52; T. C. Spady e E. A. Ostrander, <em>Canine behavioral genetics: pointing out the phenotypes and herding up the genes<\/em>, in <em>American Journal of Human Genetics<\/em>, 2008, n. 82, pp. 10-18; M. J. Statham et al., <em>On the origin of a domesticated species: indentifying the parent population of Russian silver foxes (Vulpes vulpes)<\/em>, in <em>Biological Journal of the Linnean Society<\/em>, 2011, n. 103, pp. 168-75.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rimangono per\u00f2 ancora dubbi sull\u2019origine precisa del cane domestico. Secondo alcuni studiosi, nonostante che il DNA dei cani corrisponda per oltre il 99% a quello dei lupi, si tratterebbe in realt\u00e0 di due specie separate. 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